lACRIME DI LINFA
Poche righe tanto semplici quanto intense che riporto con piacere: “Al risveglio della primavera la linfa riprende ad essere "pompata" dalle radici sui rami. Ciò provoca un evidente gocciolamento dai tagli fatti con la potatura. Questo fenomeno prende il nome di pianto. Ma più che di pianto direi che possiamo parlare di gioia per il risveglio vegetativo”.Tagli, potatura, pianto, linfa, gioia. Una parola dopo l’altra si inanellava nella mia mente; un gioco di associazioni che mi ha condotta ad una riflessione inaspettata riguardo la mia, e forse nostra, idea di “pianto”.
veicolano emozioni e "parole liquide" che raggiungono livelli di autenticità e profondità che nessun discorso può eguagliare in fatto di eloquenza. "E' un posto così segreto la terra delle lacrime" scriveva Antoine de Saint-Exupéry.
Lacrimiamo quando tagliamo una cipolla o per un moto di gioia ma molto più spesso quando
soffriamo. Tuttavia, osservate al microscopio, non esiste una lacrima uguale ad un'altra e non tutte le lacrime sono uguali, non tutte hanno la stessa composizione chimica. Ad esempio, rispetto allelacrime basali che lubrificano costantemente l'occhio ed a quelle reattive (prodotte in presenza di agenti irritanti) che sono ricche di anticorpi, le lacrime "emotive" (ossia quelle che derivano da un affetto, da un'emozione spiacevole) mostrano una maggiore concentrazione di proteine e neurotrasmettitori (dopamina e serotonina) che hanno una funzione antidolorifica. La scienza dimostra che il "pianto emotivo" è la reazione indotta dal corpo finalizzata a ripristinare un equilibrio bio-chimico. Piangere riduce il livello di cortisolo (ormone dello stress) nel sangue, abbassa la pressione sanguigna, allenta la tensione fisica e psichica. In effetti, chiunque avrà provato la sensazione di sentirsi meglio e "liberato" dopo un bel pianto. Le lacrime puliscono, proteggono, liberano, purificano...e non solo da un punto di vista chimico!
La perfetta perla dell'ostrica è il prodotto di questo processo. Un corpo estraneo (frammento di conchiglia, granello di sabbia, ecc.) entra nell'ostrica provocando dolore ed irritazione e quest'ultima reagisce all'irritazione e al dolore rivestendo questo "intruso" di una sorta di lacrima, una sostanza cristallina che lo rende non solo inoffensivo ma addirittura meraviglioso.
La perla è dolore trasformato, integrato dentro di sè.
Ecco che cosa possiamo apprendere dall'ostrica: l'accoglienza, l'azione, la pazienza.
Non lottare contro ciò che arriva e ci disturba o ci provoca sofferenza, nessuna battaglia ma
accogliere ciò che arriva, fare spazio perchè, come diceva Camus, "nessuna lacrima deve andare persa".
Nessuno consapevolmente desidera soffrire e la sofferenza fine a se stessa non è edificante né utile. Le lacrime che diventano perle sono quelle che ci spingono verso uno scopo più alto e più inprofondità, a fare un lavoro su se stessi, verso una ricerca di senso che ci renda migliori di quanto non fossimo ieri. Quando siamo disponibili a stare in questo processo e a trasformare questa "ferita" allora facciamo esperienza di apertura, di chiarezza mentale, di gentilezza e condivisione, di profonda unione con l'altro.
Ed è proprio questa l'opportunità che ci offre il fastidioso "granello di sabbia" o le "potature" della vita poiché, purtroppo, molto spesso "l'uomo nel benessere non comprende".
"Il cielo sa che non dobbiamo mai vergognarci delle nostre lacrime, perché stanno piovendo sulla polvere accecante della terra, sovrastando i nostri cuori duri. Stavo meglio dopo aver pianto, meglio di prima – più dispiaciuto, più consapevole della mia stessa ingratitudine, più gentile". (Dickens)
Le lacrime che diventano perle non sono quelle che cadono nel vuoto ma quelle che trovano
accoglienza, comprensione, ascolto, sostegno, che trovano qualcuno che le raccolga. Il pianto quindi, tanto per i bambini come per gli adulti, resta sempre espressione di un cuore che parla, seppure di sofferenza, più autenticamente di qualsiasi parola.
Sebbene viviamo un tempo di "occhi secchi" per citare Bianchi, possiamo stare certi che il cuore non smette di parlare.
Ciò che conta è che non ci stanchiamo di dargli ascolto, che sia il nostro o quello di qualcun'altro.
Che il "pianto" non sia un atto sterile ma la semina di atti di consapevolezza.
Che non smettiamo di accogliere queste aperture, troppo preziose per essere ignorate
affinché, come per Freyja nella splendida opera di Zilberman, queste lacrime d'oro colorino
l'orizzonte coi colori più caldi.